Il gioco del calcio. Miserie e splendori.

B3uXsDsIAAEGxdiUn pomeriggio tardo novembrino alla periferia di Torino, pioggia prima fastidiosa poi sempre più insistente. Cielo da cui mai il sole farà capolino, e lo intuisci dal mattino. Una giornata buona per il derby della Mole. Una giornata particolare, due con la partita del girone di ritorno, dalle emozioni inestricabili e incomprensibili, solo lo sventurato che tifa, o per l’una o per l’altra squadra del capoluogo, ne può cogliere frastornato il loro pulsare nelle interiora. E quale sventura essere portatore sano di questo bacillo. Tifoso. Essere catalogato come  tifoso e cosa altra che avere un hobbies qualunque. No, il tifo non è un hobby…non è svolgere un’attività quale passatempo, utile o inutile che sia. E’ semplicemente cosa altra.  E’ come, nell’atto dell’amore, il momento che precede il piacere…è godimento intriso di sofferenza. E’ pulito e sporco. Sangue e carne. Un calcio di rigore, segnato, e poi fatto ripetere dall’arbitro. Ecco quello che sente il tifoso. Vidal che segna e Orsato, l’arbitro, che fischia e fa ripetere. Ecco, episodio che fa molto derby. Il settore dei tifosi del Toro che esplode al goal da cineteca di Peres, ottanta metri palla al piede…inarrivabile e inarrestabile e tiro alla giggiriva e palo goal.  Molto derby. E soffrire e patire, rimanere in dieci a causa dell’espulsione del nostro terzino destro svizzero. E la paura di perdere che inizia a mordere lo stomaco e guardare con insistenza l’orologio…come fosse un rito benaugurante…come se per questa via il tempo, questo tiranno che divora i suoi figli, ci portasse più velocemente al riparo dalle insidie di un partita bastarda. E invece no. Il mistero decide di mostrare il suo volto, indecifrabile per noi miseri, e accende il genio di Andrea Pirlo. E una partita gagliarda ma bruttina, gagliarda come la prestazione del Toro e bruttina come la non prestazione bianconera, diventa cosa altra. Il mistero della trasfigurazione della dea Eupalla. E si, per il derby del 30 novembre ci tocca scomodare anche Gianni Brera e, perchè no, l’arte della letteratura dei grandi scrittori latinoamericani quando raccontano di cose del calcio. La poesia e la ribellione che si celano in un colpo di tacco, in un dribbling e in una parata. Mistero e bellezza. Il gesto estetico come opera d’arte irripetibile. E la pioggia continua a picchiare battente, il cielo sopra Torino è sempre più nero, il derby è quasi terminato…mancano sei secondi…Bonucci recupera palla a Benassi, arriva a Vidal…la porge a Pirlo…il calcio, mistero senza fine bello.

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