Smith&Wesson, Alessandro Baricco.

Smith&wessonUn testo teatrale per celebrare vent’anni. Venti anni da ricordare e, in qualche modo omaggiare, per lo scrittore torinese Alessandro Baricco. Già, ma vent’anni da quale evento e cosa – in concreto – omaggiare? Ecco, lo scorso autunno ricorrevano i vent’anni dalla prima pubblicazione del romanzo e testo teatrale Novecento. Era il 1994. I Mondiali di calcio negli Stati Uniti, Berlusconi Presidente del Consiglio, Veltroni  direttore dell’Unità e D’Alema segretario del PDS. Un secolo fa, in tutti i sensi. Ritornando all’oggetto di queste quattro righe, una doppia decade che è stata doppiamente ricordata. Dall’editore Feltrinelli, grazie alla ripubblicazione di Novecento in una versione ad hoc per l’occasione e ben lontana, esteticamente e nel formato, dall’originale. E dall’autore medesimo, tramite la pubblicazione di un nuovo testo teatrale Smith & Wesson.  L’opera racconta le avventure di Tom Smith e Jerry Wesson e del loro incontro, in una capanna lungo le cascate del Niagara – dove viveva Wesson -, con la giovane giornalista Rachel Green.  La giovane diventerà immediatamente il centro e motore del testo, la sua volontà ferrea di riscattarsi tanto di fronte alla sua testata giornalistica quanto nei confronti della famiglia la porterà ad escogitare un’avventura che resterà, a detta sua, nella storia.

Sono qui perché se mi arrendo questa volta mi arrenderò tutti la vita.

Ed ecco l’idea, un salto dalle cascate del Niagara- attività  svolta, per lo più, da chi era intenzionato a porre fine alla propria esistenza – e , per realizzare tale proposito, ecco entrare in scena Smith e Wesson. Il primo abile e ingegnoso pasticcione, via di mezzo tra il truffatore, l’inventore e l’imbonitore. Il secondo, depositario di un prezioso sapere, la conoscenza a menadito dei fondali e delle correnti delle acque che solcavano le rapide del Niagara.

Il testo scorre sempre più veloce, quasi come l’acqua in prossimità del salto, tra l’individuazione e la predisposizione del mezzo  – una botte per la birra, con le opportune modifiche –  e  i preparativi, con tanto di vendita di biglietti, per accogliere i curiosi che avrebbero assistito alla prova. Quando tutto sarà compiuto, proprio come l’acqua che dopo il salto rallenta la sua folle corsa, compare in scena la signora Higgins, titolare dell’albergo della zona, che lentamente, in un lungo monologo racconta l’evento e il suo epilogo.

Le avrei dovuto dire che tanti saltano nello stesso modo via dalla loro vita, oltre se stessi, rischiando tutto per sentirsi davvero vivi. 

Un libro che è un inno alla vita, se per vita intendiamo quella ricerca senza sosta per  realizzare pienamente la propria “missione” , e , altrettanto, un inno all’immortalità, se per questo si intende mantenere vivo il ricordo di sé e delle proprie avventure nel cuore e negli occhi di chi ci ha accompagnato e di chi verrà dopo di noi.

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