Alabarde alabarde, José Saramago.

Saramago-Alabarde-alabardeUn’idea, una storia da raccontare come ad aggrapparsi alla vita che lentamente scivola via a causa della malattia. Un’ultima forma di resistenza, civile ed etica. Testimoniare. Ecco, Alabarde alabarde è tutto questo e di più ancora, un’opera incompiuta, l’ultimo romanzo di José Saramago.

La storia prende corpo grazie ad una idea – perché non si è mai avuto notizia di uno sciopero nell’industria degli armamenti? – sulla quale l’autore costruisce un corpo narrativo, una trama, che vede per protagonisti un funzionario di una fabbrica che produce armamenti – la Produzioni Bellona S.A – e sua moglie, una pacifista convinta che per questo motivo lo ha lasciato.

Il fascino che reca con sé l’opera incompiuta, il grande mistero destinato a rimanere tale, è quello di un libro in cui il protagonista agisce per rispondere ad un sommovimento emotivo e di cui mai sapremo se tale energia si trasformerà in risveglio etico, nuova coscienza che prende vita e luce.

L’avvenimento che funge da detonatore è la visione di un film di MalrauxL’esploir – a cui partecipa Artur Paz Semedo. La pellicola, che narra le vicende della Guerra civile spagnola, smuove l’animo del tranquillo funzionario, lo porta a commuoversi, ed è un interruttore che fa click nella sua giudiziosa coscienza. On off. Si è innescata la scintilla del voler andare più a fondo, si è messo in azione quel pericoloso processo – per l’ordine costituito – di voler capire, comprendere. E il libro si interrompe. Saramago ci lascia orfani del suo sviluppo. Non sapremo mai se di fronte al bivio fondamentale, che anche solo una volta nella vita si presenta nella vita di ognuno di noi, Artur Paz Semedo avrà scelto di portare a termine la ricerca – accentando le possibili conseguenze – o, al contrario, arrestarsi di fronte a verità indicibili, per evitare di finire nei guai e mettere così a repentaglio la sua onorata carriera professionale.  Andare fino in fondo, portare a termine la ricerca che vediamo solo abbozzata nello scritto, o fermarsi e scegliere la strada più accomodante del non sapere per riprendere il solito vissuto quotidiano del buon travet. Ecco dove ci abbandona Saramago. Il bivio, la dignità umana e l’indagine della coscienza degli individui che popolano il mondo post moderno. Aspetti della ricerca letteraria di Saramago che lo fanno, almeno a me, autore e intellettuale necessario. 

Mi sono reso conto, in questi ultimi anni, che sto cercando una formulazione etica: voglio esprimere, per mezzo dei miei libri, un senso etico dell’esistenza, e voglio esprimerlo letterariamente. José Saramago

Sarebbe stato, molto probabilmente, un romanzo bellissimo. È un romanzo bellissimo. 

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