La Grecia e la salvezza del sogno europeo. Pensieri distratti e noiosi alla vigilia di un viaggio senza ritorno.

grcia
Una giovane donna con una bandiera di Syriza per le strade di Atene. Immagine di speranza e dignità.

Ecco, narrare il contenzioso che vede contrapporsi il governo ellenico e la Troika è, in primis, riflettere su un fatto di coscienza. Si, mi assumo la responsabilità nell’affermare che bandirò diavolerie e tecnicismi economici e, tanto meno, farò ricorso alle strambe pozioni magiche elaborate dalla finanza. No. Il mio punto di vista è altro. È cosa che attiene la morale e la coscienza dell’uomo.

Parliamoci chiaro, amiche e amici: ragionare di Grecia, economicamente fallita da anni, è innanzitutto immaginare l’Europa che è stata, che vorremmo, che vogliamo o non vogliamo, costruire. Il nodo del contendere è tutto racchiuso lì. Anche gli estenuati e rituali incontri che si tengono a Bruxelles e a Strasburgo hanno tutti come obiettivo implicito le direttrici sulle quali si costruirà la nuova Europa. Il “caso Grecia” è un esperimento, una prima volta, e dalla formula con cui si risolverà questo nodo gordiano dipenderà anche il nostro futuro. Già, futuro. Declinare al futuro e non fare ricorso al passato. Il presente, dalle parti del Peloponneso, è un dubbio che scivola via come granelli di sabbia in una clessidra. Una fuga continua, come gli uomini e le donne in coda agli sportelli delle banche intenti a prelevare tutto il possibile dai loro già esangui depositi.

La Grecia è un dead man walking, per intenderci. Le sue presunte élites – e intendo politici e burocrati finanziari, accomunati nel tradimento – hanno manomesso, falsificato, i conti pubblici per poter accedere all’area Euro. Si, l’hanno fatto. I conti di Atene sono fuori controllo, il debito pubblico – badate bene, non parlerò mai di numeri – è schizzato allo stelle, la disoccupazione ha raggiunto livelli terzomondisti…e non si vede la fine delle piroette della trottola ellenica, danzatrice folle al ritmo di un sirtaki ed ebbra di retsina.

I rimedi? Esiste una soluzione percorribile e praticabile al cupio dissolvi? Si, a mio modesto avviso. Negli ultimi anni, per tirare avanti, pagare stipendi e pensioni, mantenere in piedi un simulacro di stato sociale con tanto di servizi annessi, Atene ha dovuto richiedere l’intervento del Fondo monetario internazionale, della Banca centrale europea e dell’Unione europea, degni epigoni dei personaggi immaginati da Molière. Ecco, la Troika.      Oggi il problema ellenico si può anche intendere come un’apocalisse, una rivelazione nel senso etimologico della parola. La cura che ha proposto la burocrazia finanziaria e politica ha fallito. L’austerità, tratto distintivo che doveva essere impresso alle riforme sociali elleniche ha fallito. L’austerità in cambio di soldi. Tu diminuisci gli emolumenti delle pensioni, tu liberalizzi il mercato del lavoro, tu alzi l’età pensionabile, tu spendi meno soldi nello stato sociale, tu alzi l’importo dell’Iva. Tu, e noi ti diamo i soldi per un debito che – sappiamo entrambi – non potrai mai onorare. Breve inciso, nemmeno noi potremo mai onorare il nostro debito pubblico, in costante crescita…il terzo in assoluto a livello globale. E allora, che fare? La politica, noi, dobbiamo ripensare il sogno europeo. Da capo. La Grecia, e tengo fede al non voler parlare di cifre, può essere salvate in dodici/ventiquattro ore tanto è esiguo il suo debito in termini assoluti rispetto le riserve economiche europee. serve una volontà politica. Rinunciare tutti a qualcosa per un domani migliore. E allora, trasformare il debito pubblico dei vari stati, gradualmente, in un’unico debito pubblico europeo. Porre a garanzia del medesimo i tanto vituperati Eurobond, ovvero andare nella direzione di un’unità monetaria piena. Abbiamo la moneta in comune, anche il debito progressivamente sia comune. La moneta che viene stampata per garantire le banche e gli stati dalla speculazione internazionale sia impegnata anche in una riedizione del New Deal per il nostro continente, soldi per creare nuove infrastrutture e nuovo lavoro. Democratizzare le istituzioni europee e, al contempo, renderle realmente efficienti ed operative. Ovvero, accelerare il processo di unione prima che avvenga, per reazione, il suo contrario, la frantumazione, sotto la spinta della nuova ondata populista e demagogica anti Euro e anti inclusione.

Oggi, tra i migranti aggrappati agli scogli di Ventimiglia e i cittadini ellenici si gioca una parte cospicua del futuro dell’Europa e di tutti noi. Non scordiamolo.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: