Birdman o (L’imprevedibile virtù dell’ignoranza), Alejandro González Iñárritu.

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Birdman, ovvero un capolavoro. Punto. Potrei anche fermarmi a queste prime battute per narrare un’opera che trascende la mera produzione cinematografica. Ciò che adesso andrò a scrivere, e voi a leggere, amiche e amici, non cambierà di un nulla il destino mio e di questa pellicola, nemmeno il vostro…anzi, si, forse sazierà la mia ansia…si, sazierà l’ansia e l’angoscia che in me mette la percezione del bello assoluto…quell’irrequietudine dell’animo che non mi fa stare da nessuna parte se non sulla tastiera di un pc a scrivere…ecco, siete parte della mia terapia…

Allora, Birdman. Una pellicola del 2014, griffata dal talento poetico e dissacrante del senso comune di Alejandro González Iñárritu. Il copione narra le vicissitudini affrontate da un attore che ha smarrito il successo e la notorietà, legata a doppio filo al suo vecchio ruolo di Birdman in un action movie da botteghino. L’opera, adesso, è libera di scivolare via impetuosa da questo punto zero. Birdman-Riggan Thompson (Michael Keaton) decide di giocare la sua partita più importante, al contempo professionale e intimamente personale, mettendosi in gioco in una nuova sfida e in questa folle impresa viene accompagnato dagli attori scritturati per l’occasione. Ovvero la messa in scena di un’opera teatrale di Raymond Carver, rivista e riveduta dal medesimo Riggan Thompson (Michael Keaton), produttore e protagonista della pièce.

Ego personale e intime ossessioni, la ricerca violenta e dolorosa di una redenzione dagli umani fallimenti a cui inevitabilmente l’essere umano va incontro – corre l’obbligo di ringraziare Battiato e Sgalambro – sono le tracce su cui il regista messicano celebra il suo inavvicinabile talento. Sopravvivere più a lungo dei propri soldi, essere vivi e reali sul palcoscenico e non nella quotidiana routine, la dolorosa ascesa al Golgota che è la vita con le sue battaglie, le sue menzogne, i suoi amori e passioni…e allora la fuga, scendere, un gradino dopo l’altro, il tempo che passa…e poi scendere il tempo a rotta di collo…essere soli con se stessi e guardarsi allo specchio di un camerino che si trasforma nella nostra coscienza…ascoltare la sua voce…correre e ancora correre…cercando di fuggire a stessi e, in fondo, sapendo di aver perso…e, infine, liberi, folli e visionari, spiccare il volo nel cielo di New York…noi, a modo nostro tutti un po’ Birdman.

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