Ultimo tango a Parigi, Bernardo Bertolucci

Un’opera d’arte. La cinematografia in una delle sue più alte forme e rappresentazioni. Ecco, questo è Ultimo tango a Parigi, la pellicola dello scandalo e della censura…un capolavoro che, tra le altre, reca le firme di Bernardo Bertolucci, regista e sceneggiatore, le musiche jazz di Gato Barbieri e l’interpretazione inarrivabile di Marlon Brando.

La pellicola può essere letta anche come un tributo al conflitto psicologico freudiano fra Eros e Thanatos, la pulsione di vita e la pulsione di morte, declinate nei modi e nei costumi figli della rivoluzione sessantottina. L’ambientazione, Parigi, il riferimento visivo esplicito all’atto sessuale, che condizionò non poco la fruibilità del film medesimo presso il grande pubblico, l’amore, il tradimento, il dolore cieco, il suicidio e l’omicidio. Ecco, questi gli ingredienti sapientemente dosati da Bertolucci nell’opera.

Il protagonista. Marlon Brando, uno spirito inquieto, un uomo sconfitto dalla vita e alla deriva che vaga senza meta per le strade di Parigi. In lui convivono, inconciliabili, un dolore furibondo e la rabbia cieca. La morte della moglie, suicidatasi mediante il taglio delle vene con un rasoio e annegandosi, successivamente, nella vasca da bagno…senza una ragione apparente e comprensibile, senza spiegazione alcuna…senza giustificazione e, pertanto, ingiustificabile e inaccettabile. Il rifiuto di Brando/Paul allo stato di cose presente, che culmina nel ribaltamento di tutti i valori, una trasfigurazione nietzschiana su pellicola…la casa e la famiglia, destrutturate e annientate nella scena della sodomia…quella famiglia che, a detta di Paul/Marlon Brando – mentre possiede con violenza Jeanne/Maria Schneider –

[…] educa i selvaggi alla virtù.

Ecco, i due protagonisti, inconciliabili. Paul, un cinquantenne in cerca di un rifugio dal dolore, fugge dal dolore senza affrontarlo…e Jeanne, una ventenne affamata di vita e di progetti, di futuro. Lei, leggera e poco più che adolescente, bambina che diventa donna, scopre il mondo e se stessa in rapporto con l’osceno…raffigurato da Paul. Un alloggio che diventerà il teatro dell’indicibile. La nave pirata. Il sesso, mezzo e strumento di contatto, l’unico accettabile in quel rapporto fuori dal tempo e dalla storia, un rapporto che crollerà inevitabilmente sotto i colpi sferrati dal banale del quotidiano e delle vite raccontate per quello che sono. Lui, un inquieto e balordo americano proprietario di un albergo ora degradato ad affittacamere per gli sconfitti dalla vita. Lei, giovane, aspirante attrice, ricca, figlia di una agiata famiglia della provincia francese…fidanzata. Lei che dice:

[…] è davvero un delitto invecchiare.

Mentre lui che, al contrario, disprezza l’infanzia e i bambini. Le disprezza come le ferite della sua infanzia di bambino umiliato da una famiglia povera e violenta:

I bambini sono terribili. Rispettano solo l’autorità e si vendono per una caramella. Fanno la spia.

E poi la fine. In una triste balera dove si svolge una gara fra ballerini di tango, tutto si ribalta. Paul rivela tutto se stesso a Jeanne. La sua vita, il suo amore, la sua voglia di futuro insieme. Ma ormai è tardi. Irreparabile la presa di coscienza di Jeanne. Si sposerà con il suo fidanzato. E la storia precipita, una corsa a perdifiato per le vie di Parigi, Jeanne che fugge…Paul che la rincorre…una nuova sconfitta lo attenderà di lì a poco, una sconfitta definitiva e irredimibile.

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