In memoria di Khaled Asaad

Khaled Asaad, per 40 anni a capo del Dipartimento delle Antichità della Siria.
Khaled Asaad, per 40 anni a capo del Dipartimento delle Antichità della Siria.
Khaled Asaad è morto. Khaled Asaad è morto da martire e come un martire, dopo aver patito per un mese torture e violenze. Il celebre archeologo siriano ha pagato con la morte il suo ostinato e reiterato silenzio di fronte alle domande che gli ponevano i suoi aguzzini dell’Isis. Un silenzio dettato dalla volontà di proteggere i luoghi in cui sono custoditi alcuni reperti di inestimabile valore…oppure, forse ma è più difficile da credere, perché semplicemente ignorava i siti dove erano stati trafugati o custoditi. Resta il fatto che l’ottantunenne Asaad è stato decapitato e appeso per i piedi ad una colonna nella città simbolo di Palmira, dove risiedeva. Palmira, sì, città simbolo della cultura mondiale, sito archeologico di primaria importanza e decretato patrimonio dell’umanità dall’Unesco. Città che rappresenta, nelle sue dolci antichità recuperate alla sabbia del deserto e alla inesorabilità del tempo, un punto di incontro tra Occidente e Oriente. Le costruzioni architettoniche di origine ellenica, le magnificenze della Roma imperiale, la cultura araba…ecco, Palmira è e rappresenta, agli occhi dello Stato Islamico, tanto un affronto quanto un business. Un affronto in quanto espressione, a detta loro, di religioni blasfeme e politeiste e, last but not least, un enorme affare economico perché proprio grazie alla vendita sul mercato nero internazionale dei reperti archeologici, prima di Mosul ora di Palmira, il Califfato ha trovato una nuova fonte per finanziare la sua folle guerra. Ecco, anche in nome di Khaled Asaad questa è una guerra da combattere e vincere. Combattere e vincere perché, io come tutti voi, voglio conservare intatte le mie libertà. Libertà di movimento che vuol dire anche visitare il pianeta che ci ospita e, magari, non negarmi la possibilità di un dolce risveglio tra datteri e palme a Palmira insieme ai miei figli, per fargli conoscere il mondo e mettere al bando le paure del diverso e dello sconosciuto.

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