O la borsa – della spesa – o il tracollo del Paese.

Tra le varie ed eventuali della mia giornata lavorativa, una riguarda la verifica e l’affissione in ufficio delle aste dei Titoli di Stato. Quella di ieri, l’asta del 15 ottobre, ha chiuso con il collocamento dei Bot semestrali ad un tasso lordo annuo dello 0,10 %. Insomma, aprire un conto corrente con annesso deposito titoli e acquistare questi titoli comporterebbe per il nostro risparmiatore una perdita secca di denaro…detta alla spiccia e in modo affettato…farsi i conti degli interessi maturati e dei costi di tenuta conto deposito e balzelli vari delle varie imposte di bollo. Bene, tutto ciò cosa avrà a che fare con l’immagine che apre la mia spataffiata?

Leggendo l’articolo de La Stampa – di giovedì 10 settembre – si annunciava in modo enfatico la primavera autunnale dei consumi. Ebbene sì, gli italiani ritornano a spendere. Le italiche formiche che si trasfigurano in leggiadre cicale. Consumi che crescono a luglio 2016 del +0,4 su giugno e – udite udite – del +2,1 rispetto al 2014. Miracolo. Liquefazione bis del sangue del santo patrono partenopeo che, per l’occasione, estende la sua tirannia su tutto il territorio nazionale.

Miracolo? Mistero? E rintracciare un qualche nesso con il tasso di interesse del denaro sceso a livello di quello dei germani, ovvero zero? Forzatura eccessiva? Mah..siamo un Paese con il livello tra i più alti di risparmio privato accantonato, giacente immobile e dormiente nei caveau, e cosa avranno pensato tra Roma e Bruxelles? Fate le riforme che vi chiediamo – Bruxelles – e noi favoriremo la discesa dei vostri tassi di interesse e vi daremo una mano concreta – questa si concreta – nel far ripartire il Bel Paese. Cercare di capire e ragionare e un lusso che non possiamo delegare.

Con ciò, non giudico l’operato dell’esecutivo ma la congiuntura macroeconomia  – attualmente – aiuta – eccome – la ripresa. Facile immaginare dati in linea nei prossimi mesi. Rimanendo in attesa di buone nuove, non possiamo che augurarci che il governo Renzi colga appieno l’apertura di credito che l’Europa gli ha – e ci ha – concesso.

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