Una cosa divertente che non farò mai più, David Foster Wallace

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[…] dall’11 al 18 marzo 1995 io, volontariamente e dietro compenso, mi sono sottoposto alla crociera “7 Notti ai Caraibi” (7NC) a bordo della m.n. Zenith.

Un articolo commissionato da una rivista, in questo caso l’americana Harper’s, può trasfigurarsi in un saggio sociologico sui costumi ed i vizi della white collar middle class americana?

Un articolo commissionato da una rivista, in questo caso l’americana Harper’s, può trasfigurarsi in un diario dove l’autore raccoglie le proprie nevrosi, le proprie paure e fobie, il suo personale modo di stare al mondo giocando con se stesso e con l’umanità che lo circonda?

Ecco, tutto questo – e molto altro ancora – è lo spettro del possibile se a scrivere è David Foster Wallace. Una cosa divertente che non farò mai più è un’opportunità. L’opportunità di conoscere e prendere le misure a DFW senza, per questo, scottarsi con i suoi romanzi culto. Libri che fanno figo e impegnato e hipster se portati sotto il braccio in metro, tanto quanto faceva engagé all’università vagare con l‘Etica senza meta – se non quella di arrivare il più tardi possibile alla macchina del caffè più prossima.

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