Bruciare tutto, Walter Siti 

Un caso letterario. Anzi, il caso letterario dell’anno. Bruciare tutto, l’ultimo romanzo di Walter Siti, è un libro denso e poetico al contempo. Un blob magmatico, lava incandescente che – come orgasmo – arriva dall’origine della vita, di noi stessi, da un ipotetico e sfuggente nucleo originario . Un libro anche leggero, contemporaneo suo malgrado agli anni e alle contraddizioni che lacerano il nostro vivere quotidiano.

Un giovane prete, un bambino. La pedofilia. L’atto consumato e l’atto mancato. Il passato che ritorna e si ripropone in una sorta di eterno presente osceno. L’obbedienza e la salvezza dell’anima che si contrappongono all’amore cercato da un fanciullo. Una via di fuga – salvezza ?! – che si nega ostinatamente a don Leo, alter ego e spettrale proiezione del Siti medesimo. Il desiderio nella sua declinazione più distruttiva, quasi un ossimoro. Un libro tragico, spietato e ricercato. Disperato, come lo definisce il suo autore. Irreparabile.

Ecco, precipito nell’abisso senza misura perché solo nell’abisso incontrerò lo Smisurato; sfrenata spudoratezza della creazione dal fango, evitare la possibilità di un incontro concreto sarebbe come relegare Dio nell’ubbia delle ipotesi – mentre è qui, di fronte a me, che mi testimonia e mi ama. Vedere nudo un ragazzino per toccare Te, mio Dio. 

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