Nel guscio, Ian McEwan

Una tragedia moderna, un piccolo Amleto in utero che narra e racconta la cronaca di una morte annunciata, senza per questo lesinare umori e riflessioni – anche pungenti –  sulle contraddizioni e le convulsioni che scuotono e percorrono la nostra società. Nel guscio è un piccolo capolavoro di buona scrittura, leggerezza, dolore e ironia. McEwan, utilizzando la sua libertà di scrittore, in questo libro, prende per mano il lettore e, come se fosse cosa ovvia e ovvia non è, lo fa venire al mondo.     

prima il dolore, poi la giustizia e infine il senso. Tutto il resto è caos.  

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Cedi la strada agli alberi, Franco Arminio 

Incontrare un poeta è cosa rara, non perché abbiano strane abitudini – o forse anche si – ma perché rara è la poesia. Franco Arminio è poeta. Quindi è raro e prezioso. 

Oscilla assiderata la stella di Natale

Da un bar all’altro inutili traslochi.

Ogni volto è luogo di confine,

ognuno fa i suoi cenni

completamente incustodito.

Faccio quaranta passi e torno a casa.

Conosco quest’aria e i suoi rancori,

torna ogni anno sempre uguale 

come le palle dell’albero e i pastori.

L’Avversario, Emmanuel Carrère


L’Avversario è un libro che racchiude in sé narrazione d’indagine, cronaca giudiziaria e ricerca di senso. Un melting pot affascinante, invero ben riuscito, in cui l’autore si cimenta dopo esser venuto a conoscenza di un terribile, indicibile, fatto di cronaca accaduto nella Francia dei primi Anni Novanta. Il protagonista, Jean-Claude Romand, padre di famiglia e buon borghese, temendo di veder crollare l’universo di menzogne su cui aveva costruito la sua vita e – peggio dal suo punto di vista, dover patire le conseguenze dell’osceno – si decise ad uccidere la moglie, i due figli, il padre e la madre. 

Un libro che rende la sensazione doppia, ambivalente e inquietante, di assistere, al contempo, ad una rappresentazione teatrale, una commedia dell’equivoco in cui il protagonista indiscusso è Romand, e, dall’altra, di precipitare in un obitorio sotterraneo di un’istituto di medicina legale e di assistere all’autopsia di cadaveri morti innocenti. Pagine, queste, in cui le sensazioni dominanti sono paragonabili alle luci bianche e fredde dei neon, odori dei disinfettanti, mentre pare di assistere al lavoro certosino di chi incide i tessuti dei morti…di cui sfuggono i volti, i colori, il tono della voce…paiono quasi confondersi e perdersi nell’immane tragedia che li ha strappati alla vita. 

Un uomo, Romand, al cui interno il vuoto e la menzogna hanno lentamente scavato e corroso i principi morali che sono alla base del vivere sociale. A dominare è la personalità di un uomo senza carattere alcuno e incapace di provare sentimenti – Galimberti parlerebbe di educazione sentimentale –  abituato unicamente ad elaborare gli stimoli eterni e programmato a reagire adeguatamente, in maniera consona…ed ecco il mio buon borghese…alle attese che tali stimoli provocavano in lui. Un robot. L’assenza dell’umano e dell’umanità nell’uomo, in cui l’atto – l’omicidio – sostituisce la parola – la verità – quando questa ormai stava per diventare prossima, necessaria. Un’ultima, fatale, fuga dall’assunzione di responsabilità, da quel carattere che contraddistingue, tra gli esseri umani, la condizione dell’adultità. 

Di norma una bugia serve a nascondere una verità, magari qualcosa di vergognoso, ma reale. La sua non nascondeva nulla. Sotto il falso dottor Romand non c’era un vero Jean-Claude Romand. 

Il corpo del reato, Carlo Bonini

Carlo Bonini, formidabile esempio di giornalista d’inchiesta e firma de la Repubblica, racconta ne Il corpo del reato un’ingiustizia. Meglio, l’assenza stessa dell’idea di giustizia, il suo venir meno, di più, la sua negazione fino alle estreme conseguenze…la morte per ingiustizia. L’assassinio di Stefano Cucchi, perchè è di un omicidio che si racconta, è ancor più doloroso poichè il crimine è il risultato combinato tanto della violenza gratuita – un pestaggio di tre uomini con la divisa dell’Arma, esercitato sul corpo di un ragazzo alto poco più di un metro e sessanta e che pesava all’incirca cinquantaquattro chilogrammi – quanto della sciatteria, dell’ignavia, con cui Stafano è stato non accudito dal personale sanitario, non trovo il termine, ecco, forse abbandonato, nella sua lenta agonia all’ospedale Pertini di Roma. In certe vite vissute di dolore, intrise di errori e debolezze, come è stata la vita di Stefano, il lieto fine è un’opzione che non è data da esercitare. Non è semplicemente prevista. Indigna e macchia le nostre istituzioni, la sua morte, e dovrebbe interrogare noi tutti che si possa morire ancora oggi in Italia come è morto Stefano Cucchi, e altri ragazzi prima e dopo di lui. Indigna ancor di più, se possibile, l’assenza di una legislazione sul reato di tortura. E allora, che fare? Dove trovare risposte all’assenza di giustizia? Ecco, una seppur parziale speranza la si può rintracciare nella dignità dimostrata dalle famiglie di chi ha patito la morte di un caro per mano – o sciatteria – di chi avrebbe dovuto custodire e proteggere, anche da se stesso, il debole…quello che ha il nome scritto a matita all’anagrafe…e non ci devono più essere nomi che è un attimo cancellare. Ecco, questo libro ci ricorda che Stefano, e il suo Corpo unico testimone, non sono stati cancellati. 

“Provo dunque a riformulare la domanda chiave: di cosa è morto Stefano? Io sono un tipo pragmatico e dico che se noi sganciamo la sua morte da quanto è accaduto nei sotterranei di questo palazzo di giustizia, che resta? Restano la sua malattia e il suo rifiuto di alimentarsi e idratarsi. Dunque, concludo, Stefano si è suicidato! Si è suicidato al Pertini come si sarebbe suicidato a casa sua!”.

Il turista, Massimo Carlotto

Massimo Carlotto, (Padova, 22 luglio 1956) è scrittore ed è considerato tra i principali autori di noir e hard boiled

Massimo Carlotto è autore di indiscussa e riconosciuta fama internazionale per la sua produzione noir eattraverso la sua ultima opera, Il turista, si è sperimentato in un genere altro ma “contiguo”…il thriller poliziesco. Esperimento riuscito, a scanso di equivoci, pur se tuttavia il noir di Carlotto è un viaggio che tocca e percuote l’anima in modo più vibrante e diretto…meno mediato dalla tecnica stilistica, dalle meritorie competenze – accumulate e trasferitete nell’opera – per portare a compimento Il turista (vedi le sfumature caratteriali e comportamentali del Turista, killer sfuggente e irreprensibile psicopatico da manuale). Libro che è anche omaggio, dolce e melanconico, ad una città, Venezia, sempre più in balia dell’avidità umana…bazar artefatto e a cielo aperto, deturpata dai mostri mobili delle navi da crociera, invasa da orde di turisti affamati di selfie e alla perenne ricerca di chincaglierie made in China da riportare a casa. Una Venezia in cui i veneziani assistono impotenti alla loro messa in disparte…confinati in piccole calle che paiono tanto ricordare, con le dovute distinzioni, le riserve dei nativi d’America. Tipi caratteriali veneziani che si ritrovano tra i personaggi che animano e colorano e “profumano” il libro, in primis il protagonista, Pietro Sambo, poliziotto caduto in disgrazia e alla ricerca dell’occasione per redimersi…ai suoi occhi e agli occhi ironici e spietati dei veneziani. Il Turista è più di un libro, è un conto alla rovescia, uno specchio per la coscienza di Sambo e, perché no, un po’ per quella di tutti noi.

Lì aveva perso il senso della misura. Non aveva capito di non essere fatto per giocare senza rispettare le regole.

La sfida, Norman Mailer

FILE - This is a Sept. 22, 1974 file photo of Zaire's President Mobutu Sese Seko, center, as he raises the arms of heavyweight champ George Foreman, left, and Muhammad Ali, right, in Kinshasa, Zaire. It was 40 years ago that two men met just before dawn on Oct. 30, 1974, to earn $5 million in the Rumble in the Jungle. In one of boxing's most memorable moments, Muhammad Ali stopped the fearsome George Foreman to recapture the heavyweight title in the impoverished African nation of Zaire. (AP Photo/Horst Faas, File)
Una rara immagine che ritrae, il  22 settembre del 1974, il presidente dello Zaire, Mobutu Sese Seko, al centro, intento a posare con il campione del mondo dei pesi massimi, George Foreman, e lo sfidante, Muhammad Ali. L’incontro, oramai leggenda, si disputò il 30 ottobre ed è meglio conosciuto come Rumble in the Jungle.

Provate ad immaginare uno scrittore, appartenente alla corrente della Beat Generation nonché vincitore del Pulitzer, inviato nel cuore dell’Africa nera, lo Zaire già Congo belga, impegnato a raccontare un match di pugilato. Immaginatelo alle prese con gli umori, i colori, il senso del sacro e del magico, le contraddizioni e le miserie che aleggiano negli abitanti, sul suolo e nei vapori delle acque africane. Ecco, La sfida di Norman Mailer è la narrazione, per nulla scontata, di un evento sportivo, la sfida tra George Foreman e Muhammad Ali per il titolo di campione del mondo dei pesi massimi, arricchita dalla prosa sapiente, e ricca di sfumature, di uno scrittore tra i principali della letteratura americana del secondo dopoguerra.

Era stata la sua scelta fin dall’inizio [di rimanere poggiato alle corde] e si trattava dell’opzione più pericolosa a sua disposizione. Perché finché Foreman era in forze, restare alle corde era sicuro come correre in monociclo su un parapetto. Ma d’altro canto, cos’è il genio se non equilibrio sul bordo dell’impossibile?

 

 

ZeroZeroZero, Roberto Saviano

 

Roberto Saviano è nato a Napoli. Nel 1979.
Roberto Saviano è nato a Napoli nel 1979. Dall’ottobre del 2006 vive sotto scorta in seguito alle minacce ricevute dai clan che ha denunciato tramite la sua opera.

ZeroZerozero, edito da Feltrinelli nell’aprile del 2013, è il secondo romanzo sperimentale d’inchiesta scritto da Roberto Saviano. Il primo, Gomorra, è stato, e rimarrà, un caso letterario e come tale si porta e si porterà appresso dispute destinate a non aver fine sulla genuinità e sul merito e valore letterario dell’opera. Mai come in questo caso, comunque, la figura dello scrittore e il genere, il romanzo sperimentale d’inchiesta, si mescolano e si amalgamano per diventare una cosa sola. Vita opera e arte.

Ecco, allora, ZeroZeroZero…un viaggio tra flussi di denaro, spedizioni immaginifiche ma reali di cocaina, malviventi e poliziotti e poliziotti corrotti e malviventi pentiti, la cocaina come carburante necessario al mondo globale e performante che a sua volta diventa indispensabile per mantenere e accrescere la voracità del sistema in quella che appare una corsa all’impazzata verso il nulla. Un sogno, un incubo, svegliarsi madidi di sudore, il cuore che batte all’impazzata, precipitare nella vita reale…le foreste dell’Amazzonia, Miami, le ‘ndrine calabresi, i nigeriani, la Mafija russa. Il viaggio della cocaina è una corsa sull’ottovolante. Chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie però, in questo caso, non eviterà l’impatto…aprire le pagine di un libro, informarsi, è un’atto irreparabile. Non si torna più indietro. Come una goccia, scava nella coscienza… leggere è prendere coscienza, resistere. Forse è il primo passo, certamente non sufficiente, ma pur sempre è quello fondamentale per poter provare a cambiare questo mondo grande e terribile. Per questo motivo e per queste ragioni ringraziamo Roberto Saviano.

 

 

 

 

#TheDonald 09.11.2016

La dinamica più ampia dietro alle elezioni è questa: la politica è stata colta di sorpresa dalle sofferenze economiche e dai loro effetti. Abbiamo avuto la globalizzazione, la recessione e poi la ripresa diseguale, ma la politica non si è mai adeguata a questa successione di fenomeni, non ha saputo rispondere. Soprattutto non ha saputo impedire la perdita di un elemento che per una società è anche più importante del benessere stesso, ovvero la cultura della produttività, la mentalità industriale nella quale siamo cresciuti. Si è generato così uno strano fenomeno: le persone che stanno soffrendo di più per ragioni economiche non sono interessate a soluzioni economiche. Cercano rappresentanza, forza interiore, empatia, senso della comunità. In una parola, cercano identità: identità religiosa, identità di classe, identità razziale e via dicendo. Non sono interessate alla policy, hanno un’altra domanda: chi siamo?
Leon Wieseltier.

Dove la storia finisce, Alessandro Piperno

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Alessandro Piperno è nato a Roma nel 1972. Ha vinto il Premio Strega 2012 con il romanzo Inseparabili.

Piperno è un rabdomante dell’animo umano, raffinato narratore di tipi e caretteri…disincantato, cinico – senza volerne dar mostra – nel disvelare le fragilià e le debolezze degli uomini. Per me, un vizio.

[…]
Passano anni indistinguibili l’uno dall’altro e poche ore scombinano tutto: […] nessuno era più lo stesso. Come se fosse in corso un ballo in maschera nel quale ciascuno aveva indossato identità nuove di zecca, a cominciare da lei.
[…]

Le generazioni che da allora [1943] si erano avvicendate, vissute nell’illusione di pace e prosperità imperiture, avevano fatto di tutto per dimenticare che la Storia è sangue, follia e sopraffazione. Era come se la piccola storia di ciascuno finisse proprio dove la Storia riprendeva a correre.

 

Duellanti, Paolo Condò

guardiola
Josep Guardiola e José Mourinho

Un duello che neanche Sergio Leone, sì, forse John Ford si…Due uomini a pochi metri di distanza l’uno dall’altro e due mondi, il Barcellona e il Real Madrid, molto più e oltre di due semplici club di calcio. Due mondi, due weltanschauung agli antipodi e, ne consegue, stili e caratteri inconciliabili nel rapportarsi al mondo e alle cose del mondo. Quattro sfide memorabili, dal 16 aprile al 3 maggio 2011…18 giorni di fuoco in cui i colpi di scena, sul rettangolo di gioco e nelle altrettanto memorabili conferenze stampa, hanno esaltato e diviso un Paese, creato fratture tra compagni di Nazionale e consumato le energie dei due protagonisti, Josè Mourinho e Josep Guardiola. Josep Guardiola e Josè Mourinho. Un giornalista sportivo, uno scrittore, Paolo Condò, bravo ed abile nel rendere unico quel lasso di tempo, quella primavera spagnola che, per gli amanti del gioco del calcio, ha rappresentato l’epifania laica del football. Miscelate bene gli ingredienti – ingegno, scaltrezza, rabbia, orgogoglio, senso di appartenenza, ed ecco servito Duellanti…

Il Clasico è quel che si dice un luogo dell’anima.

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