Robert Kennedy e la speranza che non trova requie

Robert Francis Kennedy, chiamato Bob o, affettuosamente, Bobby (Brookline, 20 novembre 1925 – Los Angeles, 6 giugno 1968).

Un mondo dilaniato dalla miseria, dal fondamentalismo religioso, da chi fugge da entrambe morendo per il mare, l’economia folle tranne per i soliti noti, il pianeta che soffoca nella morsa dell’inquinamento e dal riscaldamento globale…un’epoca di crisi e ricordare Bob Kennedy…morto assassinato trentotto anni fa…e la speranza non trova requie.

Discorso di Robert Kennedy, 18 marzo 1968, Università del Kansas:

“Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell’ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow-Jones, né i successi del paese sulla base del prodotto nazionale lordo (PIL).

Il PIL comprende anche l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l’intelligenza del nostro dibattere o l’onestà dei nostri pubblici dipendenti.

Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell’equità nei rapporti fra di noi. Il Pil non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese.

Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere Americani.”

L’invisibile ovunque, Wu Ming

Wu Ming

a la Guerre comme a la guerre?! ecco, anche no.

Un libro, l’ultimo in ordine di tempo, scritto dal collettivo bolognese Wu Ming che pone al centro la guerra, la Prima Guerra Mondiale, e le possibili e umane risposte alle domande che l’evento bellico, nella sua cruda drammaticità, pone da sempre all’essere umano. Ecco, le risposte possibili, mai banali e scontate, non le uniche ci mancherebbe, a queste domande sono il corpo vivo del libro. Un testo poliedrico, per lo stile e le vicende narrate, articolato in quattro tempi, o racconti. Ai lettori è riservato un piacere raro, ne L’invisbile ovunque, un piacere che è anche un compito da cui non sottrarsi e che permea e impregna ogni singolo capoverso del libro…il piacere e il compito, oso, il dovere, della memoria e del ricordo. Io ricordo. Io ricordo uno dei miei bisnonni, morto sul Carso mentre correva l’anno 1916. Aveva 27 anni. Marito e padre e fante per la Patria. Un giovane uomo, morto, uno insieme agli altri 600 mila soldati italiani, partiti e mai più tornati alle loro famiglie.

L’Invisibile ovunque è il nostro modo di non celebrare il centenario della Grande guerra.

Rien ne va plus. Wu Ming

Non avrete il mio odio, Antoine Leiris 

Antoine Leiris, giornalista, ha lavorato alle pagine culturali di France Info e France Bleu

Un giovane marito e padre…gli attentati di Parigi dello scorso novembre…una moglie e madre che non farà mai più ritorno dal Bataclan. L’orrore dell’irreparabile. Il coraggio di non cedere all’odio. Ecco Non avrete il mio odio.

E ancora, un bimbo di 17 mesi e la perdita della madre…un padre che vede andare in mille pezzi la sua vita e quella della sua famiglia. Come un soffitto che crolla, il cielo che si oscura, le stelle si spengono…ma…il presente che non si arrende alla morte, un bimbo da accudire e accompagnare per le strade della vita e del mondo.

Non avrete il mio odio è lo sfogo di un uomo che per continuare a vivere e comprendere le proprie emozioni, ha dovuto riversare sullo schermo di un pc le mille parole scaturite dal dolore cieco generato dall’improvvisa materializzazione della morte nella sua quotidianità – la moglie rimase vittima dell’attentato al Bataclan – e dal tentativo, con risvolti talvolta picareschi, di ricomporre un’armonia di colori e forme e affetto e sentimenti nuovi con il figlioletto di un anno e mezzo. Uno sfogo che, dapprima, nato tramite un post edito su Facebook  poi, pian piano, si è trasformato in un diario e un libro.


Ecco, come scrive l’autore…

“Non ritorneremo mai più alla nostra vita di prima. Ma non costruiremo una vita contro di loro. Procederemo invece nella nostra nuova vita”.

Senza, per questo, dimenticare ciò che è stato ma scegliendo di non cedere all’odio.

Vous n’aurez pas ma haine.

Tutti a casa, Luigi Comencini

Alberto Sordi e Serge Reggiani in una scena del film.
Alberto Sordi e Serge Reggiani

Raccontare su pellicola l’8 settembre del 1943 – e le tre settimane che seguirono – mettendo in scena il de profundis delle istituzioni dello stato liberale e del regime fascista. O, più semplicemente, la via cinematografica alla morte della patria. Ecco, questo è Tutti a casa. Una pellicola che racconta, attraverso un viaggio dal nord al sud della Penisola, un crollo – lo stato e il regime che collassano dopo l’armistizio – ed una presa di coscienza – quella che ha permesso la realizzazione di quel Secondo Risorgimento che è stata la Resistenza al nazifascismo. Il viaggio, nuovamente inteso tanto come atto concreto quanto come percorso intimo di liberazione dalla costrizione.

Tutti a casa è anche la superba regia di Luigi Comencini accompagnata dalla magistrale interpretazione di Alberto Sordi, maschera per eccellenza e prototipo dell’arcitaliano , entrambi premiati in questa circostanza con il David di Donatello, che contribuirono a rendere, grazie alla loro sapiente arte, indispensabile la visione di Tutti a casa quale opera fondamentale per comprendere appieno cosa sia stato l’8 settembre. La letteratura, certo, la memorialistica, anche, ma una riflessione compiuta sulla morte della patria non può fare a meno dell’opera di Comencini. La potenza visiva ed evocativa delle immagini. Le città distrutte, la fame e la miseria, l’assenza di una qualsivoglia forma organizzata di istituzione, la fuga della popolazione dalla guerra e dalle rappresaglie messe in atto dai nazisti e dall’esercito tedesco.

Un affresco in bianco e nero che ci racconta come la storia…

siamo noi che scriviamo le lettere,
siamo noi che abbiamo tutto da vincere,
tutto da perdere.
E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia)
quando si tratta di scegliere e di andare,
te la ritrovi tutta con gli occhi aperti,
che sanno benissimo cosa fare.
Quelli che hanno letto milioni di libri
e quelli che non sanno nemmeno parlare,
ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.
La storia siamo noi, siamo noi padri e figli,
siamo noi, bella ciao, che partiamo.
La storia non ha nascondigli,
la storia non passa la mano.
La storia siamo noi,
siamo noi questo piatto di grano.    

 

 

Ieri oggi sempre 25 aprile

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Il proclama del CLN del 25 aprile 1945.

“Cittadini! Lavoratori! Sciopero generale! Contro l’occupazione tedesca! Contro la guerra fascista! Per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine! Manifestate per le strade sotto la bandiera tricolore del Comitato di Liberazione! Come a Genova e a Torino porrete i tedeschi e i fascisti davanti al dilemma: dilemma arrendersi o perire!

Viva L’insurrezione nazionale!

Viva lo sciopero generale!

IL COMITATO DI LIBERAZIONE NAZ. PER L’ALTA ITALIA

IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO – IL PARTITO D’AZIONE – IL PARTITO DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA – IL PARTITO LIBERALE ITALIANO – IL PARTITO SOCIALISTA ITALIANO DI UNITÀ PROLETARIA”.

La speranza di un bambino

"speranza di una nuova vita", del fotografo australiano Warren Richardson , è lo scatto che ha vinto il World Press Photo 2016.
“Speranza di una nuova vita”, del fotografo australiano Warren Richardson, è lo scatto che ha vinto il World Press Photo 2016.

Un confine, quello tra Serbia ed Ungheria. Un bambino che oltrepassa una recinzione di filo spinato. L’anno, il 2015. Un fotografo, Warren Richardson, che si accampa al fianco dei migranti per cinque giorni, vivendo l’attesa di una possibilità. Uno scatto che racchiude e racconta un anno e una tragedia, un’immagine premiata il 18 febbraio del 2016 come vincitrice del prestigioso Word Press Photo.

Un bambino che vince il filo spinato. Ricordiamo che questo è stato, lo scorso anno, ed è tuttora…

Destra e sinistra, le ragioni di Bobbio

Norberto Bobbio. Torino, 18 ottobre 1909 – Torino, 9 gennaio 2004.

Il libro di Norberto Bobbio Destra e sinistra si pose tra i punto fermi nel dibattito culturale tardo Novecentesco in merito alla diade politica per eccellenza, quella appunto di destra e sinistra. La tesi di partenza racconta della volontà – rivendicata dall’autore – di fare chiarezza sui significati delle categorie di destra e sinistra in un tempo i cui da più parti si avanzavano (avanzano?) le più bislacche argomentazioni in merito ad un presunto superamento delle stesse. 
Volutamente ho sfrondato il mio breve articolo di qualsivoglia richiamo alla polemica intellettuale suscitata all’epoca dall’agile volumetto, riservando ai lettori l’onere di andare a ritrovare gli scritti polemici (i più) che malevolmente contribuirono a stroncare il libro.
Mi riservo, pertanto, di iniziare direttamente dall’ultima pagina, portando all’attenzione il criterio primo utilizzato da Bobbio per avvalorare la sua distinzione. La distinzione tra destra e sinistra, sottolineava il filosofo della politica torinese, è data da una diverso atteggiamento, propensione, nei confronti dell’eguaglianza. Dato per assodato che gli esseri umani sono allo stesso tempo eguali ed ineguali:

sono eguali di fronte alla morte perchè sono tutti mortali, ma sono diseguali di fronte al modo di morire perchè ognuno muore in modo diverso da ogni altro.

Bobbio ricorda come vi siano coloro che ritengono che gli uomini siano più eguali che diseguali, dall’altro coloro che ritengono che siano più diseguali che uguali. Ecco svelato il misterioso arcano che da sempre contraddistingue la diade Destra e Sinistra. Da questo punto, fulcro e precipitato ultimo nell’elaborazione del filosofo torinese, si dispiegano altre caratterizzazioni che arricchiscono il libro. La prima, oserei dire quella centrale, chiama in causa la natura della diversità tra le persone, rintracciabile per la Sinistra nella sua caratterizzazione sociale e, pertanto, eliminabile, mentre per la Destra la maggior parte delle differenze sia ascrivibile alla natura intima dell’essere umano e, pertanto, ineliminabile. Da ciò, e di conseguenza, derivano, o dovrebbero derivare, i conseguenti programmi politici – ovviamente declinati rispetto alle precipue epoche storiche – dei partiti e movimenti della diade: Ecce Rousseau, Ecce Nietzsche.  

Rispetto all’altro valore cardine, la libertà, ebbene Bobbio è chiaro quanto esaustivo. La libertà, a detta sua, non sarebbe una linea di demarcazione altrettanto significativa principalmente perchè la libertà è condizione del singolo più che relazione tra un insieme variegato di individui. Ed ecco allora che la liberà si trasforma in metro, temperatura, che misura la distanza tra moderati ed estremisti all’interno di ciascun elemento della diade. Nella perenne ed imperitura sfida tra Destra e Sinistra la libertà assume il ruolo strumentale di mezzo e non di fine (assegnato, il fine, alla concreta e pratica ricerca di una maggiore o minore eguaglianza nella società). A questo, e nel libro il riferimento manca, si potrebbe aggiungere come i mezzi, se perversi e oltraggiosi della dignità di ogni singolo uomo, possano concorrere a modificare geneticamente i fini medesimi. Una delirante eterogenesi dei fini che, di fatto, ha caratterizzato l’elaborazione del crepuscolarismo politico bertinottiano alla ricerca di una via di fuga dalle macerie del comunismo reale e realizzato, anche se una maggiore analisi rispetto ai perchè del collasso dei Paesi del blocco socialista sarebbe stato opportuno, tanto più da chi – ed era il caso di Bobbio – proveniva dalla famiglia azionista torinese, nobile declinazione della cultura del socialismo liberale italiano.

Il referendum del 17 aprile: per un voto consapevole

Il 17 aprile i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi in merito al quesito referendario promosso da nove regioni.
Il 17 aprile i cittadini italiani saranno chiamati a pronunciarsi in merito al quesito referendario promosso da nove regioni.

Referendum popolare del 17 aprile 2016

 Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 10 febbraio 2016, ha approvato il decreto per l’indizione del referendum popolare inerente all’abrogazione della previsione che le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciati in zone di mare entro dodici miglia marine hanno durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale.
La consultazione si terrà il 17 aprile 2016.
I seggi saranno aperti dalle ore 7 alle 23.

>> Decreto del 15 febbraio 2016

Il quesito referendario

«Volete voi che sia abrogato l’art. 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, “Norme in materia
ambientale”, come sostituito dal comma 239 dell’art. 1 della legge 28 dicembre 2015, n. 208 “Disposizioni per la formazione del bilancio
annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilita’ 2016)”, limitatamente alle seguenti parole:

per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale“?».

Atti osceni in luogo privato, Marco Missiroli

 

Marco Missiroli è nato a Rimini e vive a Milano.
Marco Missiroli è nato a Rimini e vive a Milano.

” […] con la paura di scegliere tra la vita e l’oscenità, senza sapere che sono la stessa cosa. L’osceno è il tumulto privato che ognuno ha, e che i liberi vivono. Si chiama esistere, e a volte diventa sentimento”.

Un romanzo di formazione, uno di quei libri che torneranno buoni per quando ti affaccerai circospetto al mondo grande e terribile. Un libro che avresti voluto leggere quando era ora.

Atti osceni in luogo privato è un andare e tornare fisico e sentimentale. Milano e Parigi e ancora Parigi e ancora Milano. La separazione dei genitori, la morte del padre, l’atto osceno, la scoperta del sesso e delle donne e della voluttà inebriante del desiderio e dell’amore. I bistrot e scoprire il mondo attraverso il confronto con gli amici. Le stagioni e le ragioni del cuore, rapide come le nuvole che ornano il cielo a primavera. La vita che si agita e pulsa tra l’università, la letteratura, il tennis e il cinema – il serve and volley di John McEnroe e la poesia di Ettore Scola. L’amore, ancora. L’amore di un padre, l’amore di una madre, l’amore del figlio. L’amore per la propria donna e compagna di vita. Diventare padre.

Disse che era più della purezza, era la dignità. La dignità di scegliere […].

Una cosa divertente che non farò mai più, David Foster Wallace

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[…] dall’11 al 18 marzo 1995 io, volontariamente e dietro compenso, mi sono sottoposto alla crociera “7 Notti ai Caraibi” (7NC) a bordo della m.n. Zenith.

Un articolo commissionato da una rivista, in questo caso l’americana Harper’s, può trasfigurarsi in un saggio sociologico sui costumi ed i vizi della white collar middle class americana?

Un articolo commissionato da una rivista, in questo caso l’americana Harper’s, può trasfigurarsi in un diario dove l’autore raccoglie le proprie nevrosi, le proprie paure e fobie, il suo personale modo di stare al mondo giocando con se stesso e con l’umanità che lo circonda?

Ecco, tutto questo – e molto altro ancora – è lo spettro del possibile se a scrivere è David Foster Wallace. Una cosa divertente che non farò mai più è un’opportunità. L’opportunità di conoscere e prendere le misure a DFW senza, per questo, scottarsi con i suoi romanzi culto. Libri che fanno figo e impegnato e hipster se portati sotto il braccio in metro, tanto quanto faceva engagé all’università vagare con l‘Etica senza meta – se non quella di arrivare il più tardi possibile alla macchina del caffè più prossima.

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